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Confusione e interpretazione PDF Stampa E-mail
Scritto da Robert Royal. Il Foglio.it   
Martedì 05 Novembre 2013 09:01

 

Chiunque parli o scriva in pubblico sa che c’è una differenza tra il dire qualcosa e comunicarla. Ogni espressione rischia di essere fraintesa e se non si ha il coraggio e la pura impertinenza di prendersi un rischio, non si potrà mai dire nulla. Ecco perché, come argomenta brillantemente Richard Weaver, c’è un’etica della retorica. Bisogna stare attenti non solo riguardo a ciò che si dice, ma a come lo si dice. Il come è parte della cosa. Un appello morale ben formulato, ma insipido, cade nel vuoto. La presentazione trascurata di un argomento complesso lascia le persone ancora più incerte e ansiose. Il che ci porta alla lunga recente intervista di Papa Francesco. I media si sono fissati su alcune frasi, come quella sulla chiesa che non ha bisogno di parlare sempre di aborto, contraccezione e di omosessualità, e che ha bisogno di un “migliore equilibrio”, che si concretizza in un’attenzione maggiore per l’amore salvifico di Dio e minore “insistenza” o “ossessione” circa i precetti rigidi e talvolta banali. Com’era prevedibile, i media se ne sono usciti sostenendo che il Papa dice che i controversi insegnamenti morali della chiesa sono “secondari”. Sono apparse difese eloquenti del Papa, tra cui quella del mio collega di un tempo George Weigel. George giustamente contestualizza le osservazioni di Francesco all’interno di una spinta evangelica. Ristabilendo il contatto tra la gente e l’amore di Dio, il Papa sostiene che il popolo sarà in grado di ascoltare di nuovo gli insegnamenti morali più difficili. Chiunque voglia sentire cum ecclesia e chi crede che lo Spirito Santo sia attivo nelle elezioni papali, deve cimentarsi con lo spirito fresco di Francesco. Eppure, c’è un “ma”. Permettetemi di spiegarlo in modo chiaro e tondo.

Dando per assodato tutto ciò, quando questo Papa concede interviste (qualcosa che non gli piace), i risultati hanno quasi sempre lasciato tutti sconcertati. E ci potrebbero essere buone ragioni per questo. Non si può impedire alla gente di fraintenderle. Ma il Papa è, tra le altre cose, un insegnante. E un buon insegnante ha la responsabilità morale di evitare interpretazioni errate. Voglio mettere in evidenza – e spero di sbagliarmi – qualcosa che temo sia già iniziato. Dopo il Concilio, la chiesa affrontò decenni di tormento a causa dello “Spirito del Vaticano II”, uno spirito che contraddiceva i documenti conciliari e molta della storia cristiana. Ma non importava. Quello “spirito” ribelle veniva prima di tutto. Noi siamo, credo, vicini a quello che potrebbe diventare lo spirito di Bergoglio, un altro periodo di confusione basato, ancora una volta, non sulle reali parole del Papa, ma sulle emozioni sbilanciate cui certe sue frasi improvvisate hanno originato.

Le parole stesse, benché sempre ortodosse, non sono immuni da problemi. Il mio collega Brad Miner sottolinea che 1.300.000 bambini sono stati abortiti nel mondo dagli anni Ottanta. La chiesa ha appena chiesto con forza di evitare la morte di innocenti in Siria. E’ un’ossessione urlare dai tetti il moderno massacro di massa degli innocenti? E’ giusto che il Papa dica che è “pastoralmente” sbagliato ossessionare o insistere sempre su certe questioni. E’ del tutto controproducente interagire con le altre persone in questo modo. La questione, tuttavia, non riguarda un approccio più pastorale. Lo confesso, non so a chi egli si riferisca quando parla di “ossessionati”, oltre che a pochissimi fanatici. Negli Stati Uniti – lo stesso potrebbe essere detto riguardo l’Europa e l’America latina – noi abbiamo parlato dell’amore salvifico di Dio verso i peccatori per decenni. I pontificati di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI non sono stati epoche di moralismo autoritario. Sono stati sforzi sofisticati per darci il vero Concilio Vaticano II – una proclamazione del potere salvifico di Dio e, al contempo, una più chiara guida morale. Questo è ciò che la maggior parte di noi ha sperimentato come chiesa negli ultimi decenni.

Papa Francesco aggiunge qualcosa: “Gli insegnamenti dogmatici e morali della chiesa non sono tutti equivalenti. Il ministero pastorale della chiesa non può essere ossessionato con la trasmissione di una moltitudine di dottrine disarticolate da essere imposte con insistenza. La proclamazione in uno stile missionario si concentra sull’essenziale, sulle cose necessarie: questo è anche ciò che affascina e attrae di più, ciò che fa ardere il cuore, come accadde ai discepoli di Emmaus. Noi dobbiamo trovare un nuovo equilibrio, altrimenti anche l’edificio morale della chiesa rischia di cadere come un castello di carte, perdendo la freschezza e la fragranza del Vangelo. La proposta del Vangelo deve essere più semplice, profonda, luminosa. E’ da questa proposta che poi derivano le conseguenze morali”. L’urgenza, la luminosità e la freschezza sono parole nuove e benvenute.

Ma se dovesse telefonarmi – lui fa queste cose, ma io non sto trattenendo il respiro – io ricorderei la frase fuorviante con cui inizia il passaggio qui sopra citato. E’ vero: non tutto nel cattolicesimo è sullo stesso piano. Benedetto e i vescovi americani, per esempio, hanno tentato per anni di spiegare che la vita ha la precedenza su questioni politiche secondarie. Francesco è senza dubbio d’accordo, ma prima di rafforzare il suo punto evangelico, ha fornito un inutile assist a coloro che vorrebbero travisare le sue parole.

Quelli tra di noi che pubblicamente combattono queste battaglie sanno già ciò che sentiremo dire: “Voi cattolici dovete smetterla di abbaiare tutto il tempo sull’aborto (o la contraccezione o il matrimonio omosessuale). Anche il Papa vi ha detto di darci un taglio”. E non sarà del tutto sbagliato. Il mondo è troppo felice che la chiesa abbandoni il campo di battaglia concedendo così alla secolarizzazione di uccidere bambini in numeri inimmaginabili, distruggere il matrimonio, e visto che ci siamo, ridurre la libertà religiosa – e nulla di ciò sarà positivo per gli sforzi evangelici promossi da Francesco. Francesco sta cercando di portare un nuovo spirito cattolico nel mondo e questo è positivo. Speriamo che lo spirito che si rivelerà sia quello che cerca, e non uno spirito ribelle che gli altri imporranno a lui e alla chiesa.


Robert Royaldirettore del mensile The Catholic Thing, dove l’articolo che traduciamo è stato 
pubblicato, e presidente del Faith&Reason Institute di Washington.
 

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